La durata delle restaurazioni dentali dirette è uno dei temi più studiati nell’odontoiatria restaurativa. Una recente analisi scientifica ha esaminato numerose revisioni sistematiche e meta-analisi per valutare la sopravvivenza clinica dei diversi materiali restaurativi utilizzati nella pratica quotidiana.
Questo tipo di ricerca confronta e sintetizza i risultati di molte revisioni scientifiche già pubblicate, permettendo di ottenere una visione generale dello stato attuale delle evidenze disponibili su questo argomento.
L’analisi ha incluso 16 revisioni sistematiche e meta-analisi, che nel complesso hanno valutato oltre 15.000 restaurazioni con periodi di follow-up compresi tra 6 mesi e circa 10 anni.
Sopravvivenza clinica dei compositi
I risultati mostrano che le resine composite convenzionali presentano tassi di sopravvivenza superiori al 90 % a 5 anni, soprattutto quando vengono utilizzati protocolli adesivi adeguati.
I compositi bulk-fill, sviluppati per consentire incrementi più spessi durante la restaurazione, hanno mostrato risultati clinici simili nel breve e medio termine, con tassi di fallimento generalmente inferiori al 7 %.
Gli autori sottolineano tuttavia che esistono ancora meno dati clinici a lungo termine per questi materiali rispetto ai compositi convenzionali.
Altri materiali restaurativi
L’analisi ha valutato anche altri materiali restaurativi.
I compositi basati su ormocer hanno mostrato tassi di fallimento leggermente più elevati, intorno al 12 %, principalmente associati a problemi di adattamento marginale o degradazione del materiale.
I cementi vetroionomerici e i vetroionomeri modificati con resina (RMGIC) hanno mostrato una sopravvivenza generalmente inferiore rispetto ai compositi. Tuttavia, rimangono materiali utili in specifiche situazioni cliniche, come nei pazienti ad alto rischio di carie o quando il controllo dell’umidità è difficile.
La tecnica sandwich, che combina una base di vetroionomero con una restaurazione in composito, ha inoltre dimostrato di migliorare la ritenzione nelle lesioni cervicali non cariose.
Fattori che influenzano la durata delle restaurazioni
Gli autori evidenziano che la longevità delle restaurazioni non dipende solo dal materiale utilizzato. Anche la tecnica operatoria, il protocollo adesivo e il rischio di carie del paziente svolgono un ruolo fondamentale nella sopravvivenza clinica delle restaurazioni.
Nel complesso, le evidenze scientifiche supportano l’utilizzo di compositi convenzionali e bulk-fill come opzioni restaurative affidabili, mentre i vetroionomeri e le tecniche combinate mantengono un ruolo importante in specifiche indicazioni cliniche.
Fonte:
Fernández E. Clinical Longevity of Direct Dental Restorations – Umbrella Review.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41159592
